Virulentia di Aldo Braibanti e Transfert per Camera di Alberto Grifi

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Transfert per camera verso Virulentia, regia di Alberto Grifi, 1967. Primo piano di Aldo Braibanti.

Il 14 luglio 2018 ricorrono i cinquant’anni dalla condanna a nove anni di reclusione di Aldo Braibanti, accusato di aver plagiato e sottoposto «al proprio potere, in modo da ridurli in totale stato di soggezione» i due giovani Pier Carlo Toscani e Giovanni Sanfratello.1 Aldo Braibanti è stato un poeta, un filosofo, un mirmecologo, un compositore di collages e assemblages, uno sceneggiatore radiofonico e cinematografico, un autore e regista teatrale: nato nel 1922 a Fiorenzuola d’Arda (Pc), laureatosi in filosofia all’Università di Firenze, durante la Seconda Guerra Mondiale prese parte alla resistenza fiorentina, venendo arrestato e torturato due volte dalla polizia squadrista che bruciò tutti i suoi scritti composti fino a quel momento. Dal 1947 al 1953 diede vita a un centro polivalente artistico nel Torrione Farnese di Castell’Arquato (Pc) insieme ai fratelli Renzo e Sylvano Bussotti e ad altri compagni di viaggio, prima di trasferirsi a Roma nel 1962 proprio con Giovanni Sanfratello, con cui visse una storia d’amore tristemente recisa dallo scandalo e dal rapimento di Sanfratello, condotto con la forza in manicomio nel ’64.2 La pena comminata a Braibanti nel ’68 venne poi ridotta a due anni per la sua attività antifascista; tuttavia il caso giudiziario che lo vide coinvolto, la cui pretestuosità è attestabile sondando le accuse, gli identikit di alcuni degli accusatori e le parole spese in sua difesa da intellettuali italiani del tempo,3 riuscì in un sol colpo a mietere ben più di una vittima.

Difatti all’epoca Braibanti era intento alla realizzazione di una complessa operazione teatrale «a più tappe» chiamata Virulentia, drasticamente interrotta dalla sentenza emessa ai suoi danni. Giunto a Roma Braibanti cominciò a cimentarsi con la pratica teatrale, mettendo a frutto idee maturate nel periodo del Torrione Farnese, quando compose pièces e canovacci cinematografici confluiti nell’opera in quattro volumi del Circo.4 Nella capitale riunì intorno a sé artisti delle avanguardie teatrali, letterarie, pittoriche, musicali e cinematografiche, aggregando un eterogeneo gruppo di collaboratori, quali: Giancarlo Nanni e Memé Perlini, suoi aiutanti alla regia, e i vari Ermanno Agatti, Lou Castel, Carlo Cecchi, Cale Cogik, Sergio Doria, Lidjia Yuravic, Anita Masini, Gianni Proiettis, Isabel Ruth, Manuela Kustermann, Gioacchino Saitto, Dominot Schreiber, Massimo Sarchielli, Patrizia Vicinelli e Alberto Grifi.

Nelle sue rievocazioni autobiografiche Braibanti era solito definire i suoi collaboratori come «operatori» di scena, mentre «l’operazione teatrale diveniva un coro di cui corifeo era la regia»: il testo era inteso come «opera aperta in tutte le direzioni», nel contesto di un dialogo «tra regista e attore, conseguente alla battuta d’avvio proposta dal regista come autore», identificando «il posto del teatro» nella «sperimentazione del laboratorio», essendo per lui la pratica laboratoriale inscindibile da quella teatrale. A più riprese Braibanti ha rimarcato la funzione maieutica da lui attribuita al ruolo del regista, così come ha ribadito più volte il proposito di coniugare teatro e cinema, individuandone «più le affinità che le divergenze», cercando «le porte d’uscita dal teatro» e dalla «cavità teatrale».

Nello specifico Virulentia era composta da dieci «Bandi», ovvero «una serie di spettacoli autonomi e monografici, che preannunciavano lo spettacolo finale», rappresentati a Roma partire dal 1965 in differenti cornici e accumunati da un tema portante: «la lotta radicale e non violenta contro ogni violenza, soprattutto contro la sua forma più insidiosa, la persuasione occulta»:

Transfert per camera verso Virulentia, regia di Alberto Grifi, 1967. Immagini del quarto Bando, spiaggia di Ostia.

“Bando”, alla lettera, voleva significare annuncio, grido del banditore, canto dell’araldo […]. Il primo Bando descriveva la nascita dei nomi delle cose, e si svolgeva simultaneamente in quattro diversi luoghi extrateatrali. Il secondo Bando era centrato sulla paura, e si teneva nel grande studio di pittura di Giancarlo Nanni, allora mio aiuto. Il terzo partiva dall’“orgone” di Reich, e si rappresentava in un circolo proletario, dove tenevo anche una mostra di collages insieme a Gianpaolo Berto. Il Bando sfociava in un dibattito come in un naturale complemento. Il quarto Bando avvenne sulla spiaggia di Ostia, il quinto nella piazza di Ostia Antica, e il sesto e settimo nel Teatro del Leopardo, utilizzato in tutti i suoi ambienti. Il quarto, il quinto, il sesto e il settimo Bando avevano un tema in comune, cioè il giuoco, il giuoco “diletto”, in tutte le sue variazioni, compresa la sua risoluzione del “delitto” sociale. L’ottavo Bando centrava il problema dei cerimoniali, partendo dal rito del tè giapponese. Ma questo Bando, e il nono sulla persuasione occulta, non arrivarono alla presentazione pubblica […]. Nei due anni di prigione mi abituai a considerare nono Bando la mia stessa situazione coatta […]. Il decimo bando avrebbe dovuto essere la rappresentazione finale […]. Gli attori dei Bandi non erano professionisti, ma venivano scelti da me in base a provini centrati sulle possibilità dialogiche. Anche il pubblico veniva scelto, e a numero chiuso: il primo Bando era per soli giornalisti, il secondo per pittori, il terzo per operai, il quarto per bambini, il quinto, il sesto e il settimo per musicisti. L’attore agiva in mezzo al pubblico, ma non era prevista alcuna provocazione. […] Io agivo personalmente tra gli attori, cercando di interpretare il ruolo di corifeo, sia attraverso un partner, sia in un dialogo diretto con gli altri operatori.5

Transfert per camera verso Virulentia, regia di Alberto Grifi, 1967. Primo piano di Lidjia Yuravic.

L’autore fa riferimento inoltre alla «pratica dei percorsi liberi»: dei «percorsi di incontro del regista con l’operatore di scena» che conducevano al testo tramite una serie di improvvisazioni. Braibanti racconta di uno spettacolo che «aveva inizio dal primo giorno di laboratorio»; di prove che erano ciascuna «uno spettacolo intero» con degli invitati che «componevano l’immagine del pubblico»; prove che «si integravano tra loro, come singole cellule di un organismo» fino ad arrivare allo «spettacolo finale», ovvero alla «prova che la regia riteneva più matura e integrata»; di un «drastico ridimensionamento dell’uomo, del suo corpo e della sua cultura» che il regista domandava ai suoi attori, ponendoli in una «provocatoria situazione di strip-tease culturale», eliminandone «via via i vari gradi di esibizione» fino a giungere a una sorta di «regressione infantile». Le prove si tennero prevalentemente nella casa di Braibanti in Via Portico d’Ottavia, dove il regista chiese agli operatori di ricercare una propria azione, di «creare quello che fosse un proprio oggetto», un «feticcio», un «qualcosa di improprio». Queste ultime citazioni derivano da alcuni colloqui che ho avuto con Gioacchino Saitto e Manuela Kustermann, che presero parte a questa esperienza, della quale sembrano essersi perse le tracce e che appare ardua da ricostruire, non essendone conservati copioni né recensioni.

Tuttavia tra gli operatori che parteciparono a Virulentia era presente anche Alberto Grifi, regista e autore cinematografico che nel 1967 ha realizzato un reportage audiovisivo delle prove e dei Bandi intitolato Transfert per camera verso Virulentia. Questo audiovisivo della durata di circa 15 minuti è composto attraverso il montaggio di frammenti video e sonori registrati da Grifi, che in accordo con Braibanti avrebbe dovuto girare un documentario dell’intera operazione. A Braibanti invece Transfert non piacque per la presenza di scene private e decontestualizzate, tanto che prese le distanze da questo «breve lavoro»; Grifi ha poi montato Transfert in diverse varianti, proiettandolo in qualche sporadica occasione per scuotere l’opinione pubblica sul processo e la condanna di Braibanti, senza trovare però un riscontro positivo da parte di questi. Un video di Transfert per camera è consultabile sul sito Youtube, pubblicato dal canale dell’Associazione Grifi: la voce off di Alessandra Vanzi, che legge un estratto desunto dall’articolo di Braibanti del 1964 Formiche, uomini e macchine,6 testimonia che si tratta di un rimaneggiamento posteriore rispetto all’originale. In ogni caso Transfert costituisce oggi la traccia più palese, tra le più facilmente reperibili, del lavoro fatto da Braibanti con gli operatori per i Bandi andati in scena tra il ’65 e il ’67. Le immagini mostrano le prove nella casa di Via Portico d’Ottavia, nelle quali si possono scorgere gli attori alle prese con delle improvvisazioni e con l’elaborazione di partiture fisiche e vocali, e intenti a sillabare o pronunciare parole di testi poetici, o i Bandi sulla spiaggia di Ostia e nel Teatro del Leopardo; mentre il montaggio sonoro sovrappone continuamente registrazioni vocali degli operatori e dello stesso Braibanti che fungono da metacommento alle immagini. È possibile distinguere, tra le frasi scandite, alcuni brani del Giornale per mezzo secolo, un testo composito contenuto nel Circo, e ciò permette di ipotizzare che alcune opere facenti parte della suddetta raccolta possano essere state impiegate come partitura o canovaccio per Virulentia.

Transfert per camera verso Virulentia, regia di Alberto Grifi, 1967. Immagini del quarto Bando, spiaggia di Ostia. In primo piano Lou Castel e Dominot Schreiber.

In altri due audiovisivi di Grifi si possono ravvisare ulteriori omaggi a Braibanti da parte del cineasta romano: ne Il grande freddo del 1971, dedicato agli artifici della ricerca artistica, è possibile riconoscere lo stesso specchio ricurvo ripreso in Transfert per camera; in Orgonauti, evviva! invece, realizzato tra il 1968 e il 1970, il cui titolo chiaramente rimanda alle teorie orgoniche di Wilhelm Reich che ispirarono il terzo Bando, figura anche Gioacchino Saitto, e si sentono delle parole pronunciate da una voce fuori campo tratte dello stesso estratto di Formiche, uomini e macchine che si ode in Transfert.

Transfert per camera verso Virulentia, regia di Alberto Grifi, 1967. Immagini del quarto Bando, spiaggia di Ostia. In primo piano Dominot Schreiber.

Alberto Grifi infine ha più volte ricordato le iniziative da lui promosse in quegli anni, insieme al pittore Giordano Falzoni e all’attrice Patrizia Vicinelli, che lavorò in Virulentia, per sensibilizzare sul caso Braibanti, ma il caso ha voluto che nel 1968 anche Grifi sia stato arrestato e condannato a due anni di carcere per spaccio, mentre Patrizia Vicinelli nell’aprile dello stesso anno fu condannata a dieci mesi di prigionia e a darsi a una latitanza in Marocco durata ben undici anni.7 Ancora oggi i processi di Braibanti, Grifi e Vicinelli lasciano molti dubbi, che dei semplici atti o delle testimonianze non aiutano a sciogliere; moltissime lacune restano poi sul loro lavoro in comune e su quello fatto con gli altri operatori di Virulentia, del quale, come appurato, sono giunte delle tracce frammentarie, seppure di grande valore. Sicuramente è lecito affermare che quell’esperienza di condivisione artistica e umana di quel variegato ensemble, che si riunì per mesi in Via Portico d’Ottavia creando uno spettacolo totale in grado di infrangere le strettoie delle tradizionali cavità teatrali, illuminò un percorso che altri nel tempo hanno avuto la fortuna di poter percorre e che, a quel tempo, fece invece paura a molti.

Fotografie per gentile concessione dell’Associazione culturale Alberto Grifi: www.albertogrifi.com