La logica dell’immagine intermediale: Leo e Perla tra scena e schermo

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Il 21 aprile 1967 a Roma, al Teatro La Ringhiera, Leo De Berardinis e Perla Peragallo presentano il loro primo spettacolo, La faticosa messinscena dell’Amleto di William Shakespeare. Accolto con più di qualche perplessità nella prima romana, lo spettacolo riceve invece la sua consacrazione nella cornice del convegno di Ivrea, che nel giugno dello stesso anno chiama a raccolta, sotto la bandiera del «nuovo teatro», le istanze più radicali e innovative della scena.

Leo de Berardinis e Perla Peragallo, La faticosa messinscena dell’Amleto di William Shakespeare, fotogramma di uno dei film proiettati, 1967. Pubblicata in Gianni Manzella, La bellezza amara. Arte e vita di Leo de Berardinis, La Casa Usher, 2010, p. 15

Il carattere emblematico dell’opera ben testimonia gli aspetti di innovazione a cui guardare, oggi, con attenzione.
Leo De Berardinis e Perla Peragallo sono al loro primo lavoro, le difficoltà di ordine produttivo si rispecchiano nel titolo stesso. La faticosa messinscena dell’Amleto di William Shakespeare delinea, nel quadro della riflessione di quegli anni, una serie di aspetti che vale la pensa sottolineare. Da un lato si pone come pratica che tende a scardinare le logiche economiche e produttive dominanti, capace – come ricorda Gianni Manzella1 – di portare sulla scena la forza della poesia, avvicinando la scena a un happening, in cui far interagire linguaggi diversi. E con questo veniamo dunque al secondo tema cardine, vale a dire le contaminazione tra dispositivi diversi.

Leo de Berardinis e Perla Peragallo, La faticosa messinscena dell’Amleto di William Shakespeare, fotogramma di uno dei film proiettati, 1967. Pubblicata in Gianni Manzella, La bellezza amara. Arte e vita di Leo de Berardinis, La Casa Usher, 2010, p. 13

Gli autori definiscono quest’opera «uno spettacolo cineteatrale», mostrando così l’incessante ricerca indirizzata verso la sperimentazione e la contaminazione dei linguaggi. Qui la proiezione cinematografica – affidata in prima battuta a Alberto Grifi, figure di punta della sperimentazione visiva, e poi da Mario Masini, e solo in seguito portata a termine dagli stessi De Berardinis e Peragallo, che si incaricarono anche del montaggio – è drammaturgicamente innestata nella composizione dell’immagine scenica che, con la presenza viva degli attori, doppia le immagini proiettate sugli schermi dando loro una voce. Si delinea qui una logica che segnerà le produzioni successive: lo schermo-scena vive teatralmente, si fa cioè spazio di luce per la scena, in cui trovano dimora i gesti e le parole degli interpreti teatrali che dialogano con le parole e le immagini cinematografiche.2

Leo de Berardinis e Perla Peragallo, La faticosa messinscena dell’Amleto di William Shakespeare. 1967. Fotogramma di uno dei film proiettati. Pubblicata in G. Bartolucci, La scrittura scenica, Roma, Lerici, 1968, p. 296

La faticosa messinscena dell’Amleto di William Shakespeare (1967)
Spettacolo cineteatrale di Leo de Berardinis e Perla Peragallo
Operatori cinematografici: Alberto Grifi, Mario Masini, Leo de Berardinis, Perla Peragallo
Montaggio: Leo de Berardinis e Perla Peragallo
Con Leo de Berardinis e Perla Peragallo
Prima rappresentazione: Roma, Teatro alla Ringhiera, 21 aprile 1967
Principali repliche: Ivrea, Centro Olivetti di Palazzo Canavese, 12 giugno 1967