Al limite della rappresentazione: Cottimisti o l’irruzione del quotidiano

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Cottimisti viene presentato per la prima volta al Teatro in Trastevere (Roma) nel marzo del 1977. Questo lavoro – in continuità con il segno innovatore degli autori – mette in crisi la logica del teatro tradizionale, scardinandone alcune coordinate, tra le quali la nozione di rappresentazione e il codice temporale della messa in scena.

La scena è un cantiere edile, in cui la pausa pranzo di due operai viene interrotta da una brusca controversia tra i due. Il muratore più anziano, correndo per la scena si arrampica su una carrucola che pende dal soffitto, mentre l’altro erige al disotto un muro di mattoni così che l’altro possa poggiare i piedi e poter scendere. Prendendo a pretesto questo pilastro di mattoni, i due performer-muratori costruiscono in scena – in un’azione che dura quaranta minuti – un vero muro che prende le fattezze di un boccascena. Al termine dell’opera, scomparsi i performer dietro la loro costruzione, dall’alto cala verso gli spettatori una sfera di metallo.

È qui che Cottimisti assume i connotati di una radicale messa in discussione del teatro: da un lato non c’è letteralmente nulla da mettere in scena o da rappresentare, il testo non è pre-costituito, piuttosto è il frutto di una minuziosa quanto articolata serie di indicazioni gestuali, spaziali e di contesto, che ritmano la scansione scenica delle azioni. Dall’altro il tempo teatrale è messo al bando: l’unico tempo è quello dell’azione reale che si compie di fronte agli spettatori. Il tempo della costruzione del muro è un tempo fatto di monotonia, di lentezza e di fatica mostrata al pubblico. Il teatro non condensa più il tempo della vita, ma lo dispiega e lo mette in comune con lo spettatore.

Cottimisti (1977) di Claudio Remondi e Riccardo Caporossi.
Interpreti: Riccardo Caporossi, Claudio Remondi.